domenica 19 febbraio 2012

Lo strano caso di un sito fantasma

ATTENZIONE: TUTTO QUANTO DESCRITTO NEL PRESENTE ARTICOLO CORRISPONDE A FATTI REALMENTE AVVENUTI, COSÌ COME RIPORTATI. IL SOTTOSCRITTO NON HA NESSUNA RELAZIONE CON LE PERSONE O GLI ENTI INDICATI E NON INTENDE CON LE SUE PAROLE ESPRIMERE VALUTAZIONI SU DI ESSI. L'ARTICOLO HA ESCLUSIVAMENTE VALORE DI RICERCA TECNICA NELL'AMBITO DELLA SICUREZZA INFORMATICA, ED A TALE AMBITO ESCLUSIVO SI RIFERISCE. L'AUTORE RESTA COMUNQUE A DISPOSIIZIONE PER EVENTUALI CHIARIMENTI IN MERITO A QUANTO ESPOSTO.

Leggendo i giornali(1), sono venuto a conoscenza del fatto che un GIP avrebbe ordinato il sequestro e l'oscuramento di un sito Web(2). Fin qui nulla di strano: ogni giorno vengono individuati siti con contenuto pedo-pornografico oppure siti che permettono la condivisione di materiale protetto dai diritti d'autore. In questo caso, tuttavia, sembra trattarsi di altro (diffamazione, ex art. 595 c.p.: per una sua definizione v. p.es. http://www.studiolegale-online.net/penale_r02.php). Quindi si tratterebbe (il condizionale è d'obbligo, in quanto non ho sottomano il Decreto del GIP) per la prima volta nella giurisprudenza italiana di un oscuramento di un sito (in Italia) per un presunto reato di questo tipo, oltretutto in fase indiziaria, prima che il Giudice Ordinario abbia potuto prendere in carico il caso. L'ulteriore anomalia, a mio modo di vedere, consisterebbe nel fatto di aver richiesto esplicitamente l'inibizione all'accesso all'indirizzo IP relativo al sito in questione, senza tenere in considerazione la possibilità che tale indirizzo IP possa essere condiviso con altri e ben distiniti siti web che nulla hanno a che vedere con quello incriminato e che sono gestiti e amministrati da soggetti del tutto diversi. In effetti, avviene che l'indirizzo IP 72.167.232.231 sia condiviso anche (e non solo) dai siti: "www.jacklondon.com" e "fedora-tunisia.org".

Implementazione del "blocco".

Ma vediamo come i provider italiani, a cui il Decreto del GIP si rivolge per ottenere l'oscuramento, hanno realizzato quanto richiesto.

Posso portare testimonianza diretta di ciò che avviene accedendo ad Internet tramite il mio provider (AliceADSL): se qualcuno dei lettori vuole aggiungere informazioni, è ovviamente il benvenuto.

Dunque sul mio pc avviene che il nome "www.vajont.info" venga risolto con l'indirizzo IP: 127.0.0.1. Sorpresa! Quindi il sito incriminato "esiste" e per di più sarebbe localizzato sul mio pc! Sta di fatto che io ho attivo un webserver sull'indirizzo 127.0.0.1 che utilizzo ovviamente in locale (dal mio stesso pc, e non sarebbe possibile altrimenti) per tutt'altro scopo, non certo per scimmiottare "www.vajont.info". Quindi se io, all'oscuro di tutta la faccenda, cercassi di raggiungere "www.vajont.info" verrei magicamente dirottato sul sito di default del mio stesso webserver: direi che il fatto è piuttosto singolare, se non oltremodo irritante (e non ho indagato oltre, se questo anomalo comportamento del provider possa configurarsi come illecito).

Un'altra sorpresa è stata quando un mio amico italiano che vive all'estero mi ha confermato che "www.vajont.info" è tranquillamente raggiungibile, e risponde all'indirizzo IP 72.167.232.231. Si potrebbe obiettare che la giurisdizione di un GIP italiano si ferma ai nostri confini, ma è altrettanto vero che, se lo scopo dell'oscuramento è quello di impedire la visualizzazione di quel sito ai cittadini italiani, si stanno trascurando gli italiani all'estero. Non faccio menzione degli italiani in Italia che, con semplici artifici, riescono comunque a raggiungere quel sito anche dall'Italia, perché si tratta di comportamenti in qualche misura censurabili, ancorché diffusi.

In altre parole, quel provvedimento, per la maniera in cui è stato attuato, si rivela abbastanza inefficace.

Sottolineo la circostanza che l'indirizzo IP 72.167.232.231 non è stato affatto disabilitato, nemmeno dall'Italia, in quanto i già nominati siti "www.jacklondon.com" e "fedora-tunisia.org" risultano normalmente raggiungibili dal mio pc proprio attraverso quell'indirizzo. E giustamente, secondo la mia opinione. Per fare un parallelo con la vita comune, se viene commesso un omicidio in un appartamento, si sequestra (se necessario) l'appartamento, e non tutto lo stabile, né tantomeno il quartiere in cui è avvenuto il fatto.

Effetti collaterali.

A poca distanza dal fatto sopra riportato, ne avviene un altro, che sembra ad esso collegato, stando alle dichiarazioni di chi dice di averlo messo in opera(3). Il sito internet di uno degli autori della denuncia da cui tutto ciò ha avuto origine(4) viene violato dal sedicente gruppo "Anonymous Italia", che mette il sito in condizioni non operative e inserisce un proprio messaggio all'interno del sito stesso(5). Osservazione: se è stato così velocemente possibile eseguire queste (illecite) operazioni, si può dedurre che il soggetto non ha riposto sufficiente attenzione ai livelli di sicurezza del proprio sito istituzionale, né ha delegato tale incombenza a persone che potessero proteggerlo da questo sfortunato incidente.

Considerazioni finali.

Da un punto di vista di "analisi del rischio" si potrebbe concludere che difendere la propria reputazione in rete è più importante che tutelare il proprio sito istituzionale da attacchi dei "soliti hacker" (espressione che disconosco, come i miei lettori sanno benissimo). Per il mestiere che mi onoro di avere scelto, non sono d'accordo.

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Note:

(1) http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/17/news/giudice_chiude_sito_scilipoti-30053511/

(2) http://www.vajont.info/

(3) http://pastebin.com/S0FCaLmV

(4) http://www.mauriziopaniz.it/

(5) http://www.mauriziopaniz.it/public/

IP 72.167.232.231

mercoledì 15 febbraio 2012

Ron e Whit

Brutte notizie per la crittografia basata su algoritmo RSA, o almeno così sembra, stando alla ricerca pubblicata da alcuni esperti (dettagli e link in fondo a questo articolo).

In poche parole, sono stati analizzati oltre 6 milioni di certificati X.509, contenenti altrettante chiavi pubbliche di crittografia, riscontrando una significativa ricorrenza (1%) di moduli duplicati.

Che cosa significa in pratica? che utilizzando quei particolari certificati, si potrebbe facilmente risalire alle relative chiavi private di cifratura, e quindi decriptare i dati (in transito). Semplificando al massimo, in quei casi sarebbe come non utilizzare affatto la crittografia, essendo tuttavia formalmente convinti di sfruttarne ancora le proprietà.

Diciamo che non è un pericolo immediato per la sopravvivenza della crittografia così come oggi la conosciamo e usiamo, ma piuttosto una mina vagante che impedisce di dormire sonni tranquilli.

Senza dubbio verranno prese le opportune contromisure, ma tutto ciò richiede tempo, e soprattutto non potrà essere messo in produzione a breve.

Nel frattempo, speriamo che il nostro home-banking resti abbastanza sicuro.

E ora i link promessi:

 

Ron e Whit

Brutte notizie per la crittografia basata su algoritmo RSA, o almeno così sembra, stando alla ricerca pubblicata da alcuni esperti (dettagli e link in fondo a questo articolo).

In poche parole, sono stati analizzati oltre 6 milioni di certificati X.509, contenenti altrettante chiavi pubbliche di crittografia, riscontrando una significativa ricorrenza (1%) di moduli duplicati.

Che cosa significa in pratica? che utilizzando quei particolari certificati, si potrebbe facilmente risalire alle relative chiavi private di cifratura, e quindi decriptare i dati (in transito). Semplificando al massimo, in quei casi sarebbe come non utilizzare affatto la crittografia, essendo tuttavia formalmente convinti di sfruttarne ancora le proprietà.

Diciamo che non è un pericolo immediato per la sopravvivenza della crittografia così come oggi la conosciamo e usiamo, ma piuttosto una mina vagante che impedisce di dormire sonni tranquilli.

Senza dubbio verranno prese le opportune contromisure, ma tutto ciò richiede tempo, e soprattutto non potrà essere messo in produzione a breve.

Nel frattempo, speriamo che il nostro home-banking resti abbastanza sicuro.

E ora i link promessi:

(wordpress permettendo)

martedì 17 gennaio 2012

Achab è morto

Ricordate Moby Dick? E il Capitano che le dava la caccia? Bene, erano altri tempi, e soprattutto quello di Melville è un romanzo. La realtà è ben differente.

Quando avevo la responsabilità della Sicurezza IT di oltre 5000 utenti e diverse decine di Server con dati "sensibili", ogni sera uscendo dal lavoro pensavo a quello che sarebbe successo se una notte... se mi fossi trovato con gli utenti impossibilitati a lavorare, magari a causa di un incidente di sicurezza. Eppure non sono Achab. Ma sapevo che in quel caso mi sarei alzato nel cuore della notte e sarei "salito a bordo della nave", semplicemente perché fa parte del mio mestiere.

Ognuno ha le proprie responsabilità, e se le assume. E quando non se le assume è giusto che ci sia qualcun altro che lo mette alle corde. Per il bene e la salvezza di una moltitudine, ma anche per il bene e la salvezza di una professione. Certe competenze non si improvvisano, e se pur possedendole non si mettono in campo, allora è giunto il momento di cambiare mestiere.

Quando ho letto: "nave con oltre 4000 posti", ho subito pensato: "una gigantesca bara galleggiante". Un mezzo stadio di calcio in balia del Mare e della tecnologia (il Mare lo scrivo in maiuscolo perché lo rispetto). Per qualsiasi professionista della sicurezza, gestire 4000 persone riunite in un solo posto è un incubo. Sarebbe come gestire un progetto con 4000 milestone indipendenti. Un incubo, appunto.

Come quando si mette in piedi una LAN da 5000 postazioni in un unico dominio di broadcast. Cito questo esempio perché purtroppo l'ho visto fare, e l'ho subito in prima persona come "problema" nel momento in cui "qualcosa" è andato storto, cioè ha scatenato un "broadcast storm". Tutto fermo e lo spanning tree impazzito

.La gestione della Security tramite falsi concetti statistici ("non è mai successo, perché dovrebbe succedere adesso, perché proprio a noi?") è purtroppo tragicamente reale. Non solo nell'IT.

sabato 26 novembre 2011

Splinder muore

Vi annuncio che l'argomento di oggi è lunghetto, ma non è complicato, e tutto sommato è abbastanza divertente.

Oggi vorrei parlare di un argomento che tocca anche l'IT Security: ricordate la "triade" su cui è basata l'IT Security? Autorità, Non-Corruttibilità e Disponibilità delle informazioni. Ecco parliamo proprio di disponibilità di un particolare servizio on-line.

Chiunque abbia in Italia un Blog, su qualunque piattaforma, avrà sicuramente sentito parlare in questi giorni del fatto che una delle piattaforme "storiche" del blogging italiano, Splinder (www.splinder.com) chiude il 31 gennaio p.v.

Ora, al di là del fatto che nei TOS di Splinder è chiaramente indicato che si riservano di poter interrompere il servizio in qualsiasi momento, credo che a nessuno faccia molto piacere "perdere" anni di articoli e relativi commenti. Certo, Splinder annuncia che metterà a disposizione degli utenti un "export" dei dati, ma i dettagli tardano ad arrivare, così come l'annuncio ufficiale della chiusura del servizio si è fatto attendere anche troppo, a sentire i commenti degli utenti stessi.

Si pone quindi il problema della migrazione da Splinder: certamente a tutti gli utenti piacerebbe avere una "bacchetta magica" che sposti i loro blog da Splinder a qualche altra piattaforma.

Ed ecco che allora sono nate diverse iniziative per accogliere i transfughi. Ne cito alcune, senza la pretesa di essere esaustivo. Analizzeremo di seguito le implicazioni di sicurezza relative a ciascuna soluzione.

iobloggo.com : questa piattaforma ha messo a disposizione una procedura "for dummies" per accogliere blog da splinder. I dati vengono estratti da splinder, viaggiano su internet e infine vengono scritti su iobloggo. Considerazioni di sicurezza: le credenziali di accesso a Splinder vengono fornite in chiaro, i dati viaggiano in chiaro da Splinder a iobloggo, le verifiche di consistenza (inalterabilità) dei contenuti sono tutt'altro che automatiche.

wordpress.com : al momento offre una procedura semi-automatica per il passaggio di blog provenienti da Splinder. Grazie all'architettura "open" del software (ma non dell'hosting), alcuni utenti "smanettoni" hanno realizzato un programma per l'import dei blog di Splinder. Viene però richiesta la disponibilità e l'attrezzaggio di un ambiente intermedio (locale), cioè il passaggio non avviene direttamente da Splinder a Wordpress.com, ma transita su un "server" dell'utente (può anche essere il PC di casa). Considerazioni di sicurezza: le credenziali di accesso a Splinder vengono fornite in chiaro, i dati viaggiano in chiaro da Splinder al server locale e poi da questo a Wordpress.com, le verifiche di consistenza (inalterabilità) dei contenuti sono tutt'altro che automatiche.

blogger/blogspot.com : vale quanto detto al punto precedente, con l'aggiunta di un ulteriore programma per la conversione da "formato wordpress" a "formato blogger" da eseguire prima dell'invio dei dati al servizio Blogger. Considerazioni di sicurezza: le credenziali di accesso a Splinder vengono fornite in chiaro, i dati viaggiano in chiaro da Splinder al server locale e poi da questo al programma di conversione e infine a blogger.com, le verifiche di consistenza (inalterabilità) dei contenuti sono tutt'altro che automatiche.

it.Altervista.org : questa piattaforma offre una procedura simile alle precedenti, ma senza necessità di passaggi intermedi: si agisce prima sul blog Splinder, poi si esegue la fase di "import" direttamente su Altervista. Considerazioni di sicurezza: le credenziali di accesso a Splinder vengono fornite in chiaro, i dati viaggiano in chiaro da Splinder ad Altervista, le verifiche di consistenza (inalterabilità) dei contenuti sono tutt'altro che automatiche.

Da quanto abbiamo detto, risulta chiaro che tutti i passaggi di dati avvengono in chiaro. Inoltre, bisogna in tutti i casi intervenire sul blog Splinder, e le username / password di Splinder viaggiano in chiaro (non c'è mai stato https, figuriamoci in questa fase di dismissione). I rischi che si corrono sono quelli ovvi della manipolazione dei dati, anche se mediamente il "valore" delle informazioni contenute su questi blog è principalmente affettivo (non si esclude qualche caso di blog aventi valore commerciale, ma sono un'eccezione).

Un altro rischio è quello della "copia non autorizzata" dei blog: mentre si stanno effettuando le operazioni di lettura del blog Splinder, niente e nessuno impedisce ad altri che non siano il legittimo proprietario del blog di prelevarne silenziosamente il contenuto (compresi i commenti). Si obietterà che, essendo sempre state informazioni pubbliche, queste operazioni si sarebbero potute effettuare anche in passato: diciamo che in questo momento risulterebbe estremamente facile copiare un blog, riproponendolo con veste grafica diversa. Anche i "furti di identità digitale" sono appena dietro l'angolo.

Infine, un rischio concreto ma misconosciuto è proprio quello da cui siamo partiti: la disponibilità del servizio. È ovvio che per poter esportare un blog da Splinder il servizio Splinder deve essere disponibile. E che cosa succede secondo voi quando si disinveste da un'infrastruttura (in vista della sua dismissione) e contemporaneamente il carico di richieste aumenta, proprio a causa di questa prossima chiusura? Succede quello che si può verificare in questi giorni: tempi di risposta molto lunghi, a volte disconnessioni e altri errori a causa dei server Splinder sovraccarichi. Questo rende assurdamente difficile "andarsene finché si è in tempo" da Splinder.

Ecco, l'articolo è molto lungo, ma credo di aver illustrato le difficoltà di una "migrazione dati" sostanzialmente non gestita e le cui responsabilità coinvolgono più soggetti, nessuno dei quali è "committed" al risultato, trattandosi tutto sommato di servizi gratuiti.

Un'ulteriore dimostrazione (ma ce n'era bisogno?) che la Security non si fa coi fichi secchi.




Riferimenti:

Risorse e altri articoli interessanti:

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